martedì 13 febbraio 2007

Perchè voterò Cammarata

In primavera si chiuderà la consiliatura di Palermo e con essa il mandato al Sindaco Cammarata.
L’appuntamento elettorale è sempre un momento di verifica dell’operato svolto ed un giudizio nello stesso tempo che i cittadini elettori danno.
Personalmente non posso dare una valutazione sul mio operato, perché preferisco che la diano gli elettori, ma sul lavoro complessivo dell’amministrazione e del Consiglio Comunale si.
Il Consiglio Comunale, organo di indirizzo e di controllo, in questi cinque anni non ha espresso tutte le potenzialità politiche ed amministrative che poteva esprimere; negli ultimi due anni la maggioranza che ha sostenuto il Sindaco Cammarata ha stentato a riunirsi per garantire il numero legale affinché le sedute di consiglio potessero essere svolte.
Perché? Di chi è colpa?

Tanti possono essere i motivi riconducibili a tale situazione ed è da questo credo che i cittadini ne dovranno trarre le dovute considerazioni.
Ma un motivo forse uno dei più importanti a mio parere lo voglio sottolineare, e cioè quello che è mancato il reale raccordo tra Consiglio Comunale e Amministrazione attiva ( cioè la Giunta ed il suo Sindaco).
Certamente i prossimi cinque anni doveIn primavera si chiuderà la consiliatura di Palermo e con essa il mandato al Sindaco Cammarata.
L’appuntamento elettorale è sempre un momento di verifica dell’operato svolto ed un giudizio nello stesso tempo che i cittadini elettori danno.
Personalmente non posso dare una valutazione sul mio operato, perché preferisco che la diano gli elettori, ma sul lavoro complessivo dell’amministrazione e del Consiglio Comunale si.
Il Consiglio Comunale, organo di indirizzo e di controllo, in questi cinque anni non ha espresso tutte le potenzialità politiche ed amministrative che poteva esprimere; negli ultimi due anni la maggioranza che ha sostenuto il Sindaco Cammarata ha stentato a riunirsi per garantire il numero legale affinché le sedute di consiglio potessero essere svolte.
Perché? Di chi è colpa?
io penso e credo che continuerà Cammarata a governare questa città, occorrerà correggere alcuni errori a mio giudizio che sono stati commessi.
Evidentemente essendo uomini è normale commettere errori o alcune scelte guaste non sono state ben condivise dal Consiglio Comunale.
Le mie sono semplici riflessioni che voglio esternare ritenendole importanti per il prossimo futuro per il governo di questa città.


  1. Più politica e meno tecnocrazia. Le scelte importanti nell’interesse della città devono essere assunte dalla politica, perché è la politica chiamata a governare i processi di sviluppo ed è sempre la politica che deve attuare i programmi che in campagna elettorale vengono sottoposti al giudizio degli elettori.


  2. I tecnici svolgono la funzione di supporto ai politici, solo chi è sottoposto al giudizio degli elettori deve assumersi la responsabilità delle scelte.


  3. La nostra città ha un tasso di disoccupazione tra i più elevati del nostro paese, per cui l’ente locale deve svolgere una funzione stimolante e progettuale, per creare condizioni di base di sviluppo.


  4. C’è più bisogno di sociale e forse meno di altro, questo vuole Palermo, e una giusta amministrazione si deve sforzare sempre più di trovare il giusto equilibrio nel dare risposte a tutte le realtà sociali della nostra città.



Queste e tante altre riflessioni sono critiche?
In parte si e in parte no, vogliono principalmente uno stimolo a rivedere alcune scelte operate in passato e modificate per il futuro.
Non ho dubbi nel definire Cammarata uno dei migliori sindaci che la nostra città abbia avuto negli ultimi venti anni.
E’ stato il Sindaco del fare e del concreto, poche chiacchere e molti fatti.
Tante opere realizzate e tanti progetti in corso ed altri in via d’inizio.
Anche l’obiettivo di un lavoro certo ai precari ereditati dalla politica “ orlandiana”, è stato raggiunto in parte, il resto dovrà compiersi nel prossimo mandato.
Perché voto Cammarata?
Perché l’avversario è Orlando.
Credo che il futuro non può essere basato e costruito pensando il passato e vivendo di ricordi di un’era che ha fatto il suo tempo e che i palermitani hanno sperimentato.
Quello di Orlando è un modo di governare che abbiamo conosciuto e sopportato tanti anni. Anche da questa candidatura e dalla scarsa presenza di elettori alle primarie, ci danno il termometro basso nella coalizione della sinistra.
Le primarie sono state un bluff e la coalizione rispecchia i difetti e le contraddizioni del Governo nazionale di Prodi, dove ogni giorno le barzellette che combinano sono sotto gli occhi di tutti, anche i palermitani sono gente attenta e che hanno sempre dato credito alle forze moderne e moderate, quindi il Centro – destra la CdL ( Casa delle Libertà), continuerà a raccogliere la fiducia maggioritaria dei cittadini.
Voto Cammarata, ma non mi esimerò di riconfermare un dissenso civile e democratico su alcune scelte adoperate e non condivise da me e da altri, ma questo non significa che si confermi la stima e la fiducia ad una persona onesta e chiara nel modo di operare e nel modo di amare questa Palermo.

lunedì 4 dicembre 2006

Manifestazione del 2 Dicembre

La manifestazione del 2 Dicembre di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord ci conferma, a tutti noi che siamo impegnati attivamente all'interno di questi partiti, che urge in modo particolare una riorganizzazione strutturale nel territorio di Forza Italia.

E' fuori discussione che Forza Italia è il partito centrale e trainante della coalizione e pertanto una sua riorganizzazione capillare può alimentare una crescita esponenziale di questi dirigenti consolidando sempre più il rapporto con i cittadini.

Un dato è emerso nella manifestazione del 2 Dicembre e cioè che l'Onorevole Fini mi sembra il successore naturale del Presidente Berlusconi nel nuovo partito che nascerà.

venerdì 1 dicembre 2006

La nuova campagna autunno - inverno, rifondare Forza Italia

Seguendo il dibattito politico apertosi nei mesi di agosto e settembre scorsi tra le pagine del quotidiano “Libero”, diretto da Vittorio Feltri, ho maturato rapidamente una riflessione: la sconfitta elettorale del 9 aprile di quest’anno ha scosso realmente Forza Italia.Le mie considerazioni, di militante azzurro e consiglire comunale, nascono prendendo atto di tante dichiarazioni di esponenti del partito, pubblicate sulle pagine di “Libero” e sul sito web “www.tocque-ville.it”.
In particolare, di grande rilievo sono state le affermazioni di esponenti quali Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia, che ha dichiarato: “Abbiamo ereditato dal partito il deserto dei Tartari, sappiamo benissimo che esistono tutt’ora diverse realtà locali sorde e grigie”, sottolineando la necessità “di organizzare i circoli della libertà che devono dare sbocco alla fame politica che c’è nel popolo del centro-destra”.
Ancora più agguerrito l’europarlamentare Renato Brunetta, secondo il quale occorre addirittura “avere una struttura partitica che risponda in maniera militare all’armata rossa”.Molto critico anche il deputato Carlo Taormina, che addebita a Forza Italia “la mancanza di concretezza nell’azione politica, tanta è l’incapacità di uomini che governano il partito ai vari livelli e se a ciò aggiungiamo l’inesistenza di validi meccanismi di controllo, lo scenario è chiaro”.
Sempre secondo l’avvocato Taormina, “alcuni coordinatori periferici nella migliore delle ipotesi sono dei buoni a nulla e nella peggiore fanno della politica una questione di disonesto tornaconto personale”.
La carrellata di esternazioni è proseguita con Sandro Bondi, coordinatore nazionale del partito, che ammette due errori, commessi quando Forza Italia era al governo: la battaglia sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e la legge elettorale. Per il coordinatore nazionale Sandro Bondi oggi bisogna “realizzare una struttura nel partito che rifondi Forza Italia”, mentre per il collega parlamentare Paolo Guzzanti “Forza Italia deve ritornare tra la gente”.
Ho voluto citare queste brevissime affermazioni riportate sulla stampa nazionale, perchè confermano due dati riconosciuti da tutti: la mancanza di regole certe nel partito, dove è inamissibile che ognuno possa fare tutto ed il contrario di tutto e la necessità di dare vita ad un partito forte ed organizzato, con la p maiuscola, nel quale i militanti ed i dirigenti abbiano la possibilità di confrontarsi e scontrarsi se è il caso, ma nel rispetto delle regole e dei ruoli.
Un’altra preoccupazione che serpeggia tra i leader forzisti riguarda la potenziale sostituibilità di Berlusconi nel prossimo futuro, considerata l’età non più verde.
Questo argomento rischia di diventare un dramma perché a dodici anni dalla fondazione, Forza Italia a la CDL non dispongono di una classe dirigente forte ed autonoma che sappia dire no al proprio leader quando ce n’è bisogno.
Oggi, di fatto, la dirigenza di Forza Italia e della CDL, è un’enclave di “ex”, legati spesso in modo nostalgico ad un passato inesistente. Agli occhi di chi è più attento all’evoluzione politica, la classe dirigente di centro destra rischia di apparire figlia di un Dio minore.
Dentro Forza Italia si sta cercando di creare una classe di leader giovani. Occorre molta attenzione, però: via libera alla nuova linfa, ma non si può gettare alle ortiche l’esperienza consolidata in questi anni.
Non facciamo l’errore che mentre il dito indica la luna, l’imbecille guarda il dito.
La mia ricetta per rifondare Forza Italia è semplice e prevede sette punti.
1. In primis, occorrerebbe moltiplicare sia i momenti che i luoghi di discussione, sui grandi e piccoli temi.
2. Aprire le porte alle istanze della gente che vive i problemi del territorio di appartenenza.
3. Dare più peso ai nostri iscritti e militanti.
4. Garantire ai coordinamenti di partito, sia a livello comunale che provinciale e regionale, un programma ed un gruppo dirigente.
5. Un confronto politico continuo e costante tra gli eletti nelle istituzioni ed il corpo del partito.
6. Privilegiare i militanti che non hanno ricevuto la giusta considerazione rispetto a figure che nulla hanno a che vedere con la crescita e l’interesse del partito e più generale della politica. In questo modo si consolida il senso dell’appartenenza.
7. Attivare congressi veri, sedi di confronto delle idee e luoghi dove possa nascere una classe dirigente in grado di governare il partito rispetto alle sfide future.
Siano benvenute le proposte, dunque; l’importante è salvare il partito da un dibattito che spesso appare ipocrita e falso, e nel quale le responsabilità sembrerebbero non appartenere a nessuno. E’ giunto il momento di rimboccarsi le maniche e cambiare, come sono cambiati l’Italia e il mondo dall’ormai lontano 1993.
Siamo coloro nei quali milioni di italiani hanno riposto fiducia e speranza per affrontare le nuove sfide globalizzate nel Paese e nel rapporto col mondo.
Questo è il compito al quale oggi è chiamato Berlusconi e noi con lui in Forza Italia.

Scandalo Telecom Italia, le bugie di Prodi


Grandi manovre nella Repubblica delle Banane. E pensare che il nostro paese, pur facendo parte del G7, che comprende le sette nazioni più industrializzate del mondo, con questa buffonata tra il Governo ed il management di Telecom Italia, ha disilluso molti osservatori esteri che avevano valutato Prodi come un uomo di mercato.

Le dimissioni di Tronchetti Provera appaiono come uno stratagemma intelligente per mettere a disagio il premier. Ma cosa è successo realmente? Nei primi giorni di settembre, il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha varato un piano di ristrutturazione aziendale che, in buona sostanza, prevede lo scorporo della telefonia fissa da TIM, la vendita di quest'ultima a soggetti stranieri e l'entrata dello Stato a pieno titolo nel controllo della rete telefonica fissa insieme a quelle di ENEL - GAS/SNAM e a quella autostradale. Alla notizia Prodi ha dichiarato: " Non ne ero al corrente". Nello stesso tempo si scopre che alla presidenza del Consiglio viene prodotto un corposo documento a firma del dottore Angelo Rovati, consulente di Prodi, che contiene le indicazioni di Telecom Italia al cda ( e quindi a Tronchetti Provera, amministratore delegato fino a quella data) per mettere in atto le linee guida finalizzate alla nuova ristrutturazione aziendale.

L'opposizione di centro destra, alla notizia dell'esistenza di questo documento e quindi, di una posizione ufficiale del governo in merito alla questione, ha subito richiesto un confronto parlamentare che lo stesso Prodi, a caldo, ha rifiutato. Ma dai banchi del governo è montata la protesta: da Violante a Mastella, da Franceschini a Bertinotti, tutti hanno concordato sulla necessità di riferire alle camere. Prodi, vista la situazione, ha accettato.

Forza Italia, in particolare, di fronte alla gravità dello scandalo, ha chiesto una commissione parlamentare d'inchiesta.

Rovati si è dimesso; per il resto, si vedrà. Oggi tutti si chiedono quale sarà la sorte di Pinocchio.