
Grandi manovre nella Repubblica delle Banane. E pensare che il nostro paese, pur facendo parte del G7, che comprende le sette nazioni più industrializzate del mondo, con questa buffonata tra il Governo ed il management di Telecom Italia, ha disilluso molti osservatori esteri che avevano valutato Prodi come un uomo di mercato.
Le dimissioni di Tronchetti Provera appaiono come uno stratagemma intelligente per mettere a disagio il premier. Ma cosa è successo realmente? Nei primi giorni di settembre, il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha varato un piano di ristrutturazione aziendale che, in buona sostanza, prevede lo scorporo della telefonia fissa da TIM, la vendita di quest'ultima a soggetti stranieri e l'entrata dello Stato a pieno titolo nel controllo della rete telefonica fissa insieme a quelle di ENEL - GAS/SNAM e a quella autostradale. Alla notizia Prodi ha dichiarato: " Non ne ero al corrente". Nello stesso tempo si scopre che alla presidenza del Consiglio viene prodotto un corposo documento a firma del dottore Angelo Rovati, consulente di Prodi, che contiene le indicazioni di Telecom Italia al cda ( e quindi a Tronchetti Provera, amministratore delegato fino a quella data) per mettere in atto le linee guida finalizzate alla nuova ristrutturazione aziendale.
L'opposizione di centro destra, alla notizia dell'esistenza di questo documento e quindi, di una posizione ufficiale del governo in merito alla questione, ha subito richiesto un confronto parlamentare che lo stesso Prodi, a caldo, ha rifiutato. Ma dai banchi del governo è montata la protesta: da Violante a Mastella, da Franceschini a Bertinotti, tutti hanno concordato sulla necessità di riferire alle camere. Prodi, vista la situazione, ha accettato.
Forza Italia, in particolare, di fronte alla gravità dello scandalo, ha chiesto una commissione parlamentare d'inchiesta.
Rovati si è dimesso; per il resto, si vedrà. Oggi tutti si chiedono quale sarà la sorte di Pinocchio.






















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