venerdì 1 dicembre 2006

La nuova campagna autunno - inverno, rifondare Forza Italia

Seguendo il dibattito politico apertosi nei mesi di agosto e settembre scorsi tra le pagine del quotidiano “Libero”, diretto da Vittorio Feltri, ho maturato rapidamente una riflessione: la sconfitta elettorale del 9 aprile di quest’anno ha scosso realmente Forza Italia.Le mie considerazioni, di militante azzurro e consiglire comunale, nascono prendendo atto di tante dichiarazioni di esponenti del partito, pubblicate sulle pagine di “Libero” e sul sito web “www.tocque-ville.it”.
In particolare, di grande rilievo sono state le affermazioni di esponenti quali Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia, che ha dichiarato: “Abbiamo ereditato dal partito il deserto dei Tartari, sappiamo benissimo che esistono tutt’ora diverse realtà locali sorde e grigie”, sottolineando la necessità “di organizzare i circoli della libertà che devono dare sbocco alla fame politica che c’è nel popolo del centro-destra”.
Ancora più agguerrito l’europarlamentare Renato Brunetta, secondo il quale occorre addirittura “avere una struttura partitica che risponda in maniera militare all’armata rossa”.Molto critico anche il deputato Carlo Taormina, che addebita a Forza Italia “la mancanza di concretezza nell’azione politica, tanta è l’incapacità di uomini che governano il partito ai vari livelli e se a ciò aggiungiamo l’inesistenza di validi meccanismi di controllo, lo scenario è chiaro”.
Sempre secondo l’avvocato Taormina, “alcuni coordinatori periferici nella migliore delle ipotesi sono dei buoni a nulla e nella peggiore fanno della politica una questione di disonesto tornaconto personale”.
La carrellata di esternazioni è proseguita con Sandro Bondi, coordinatore nazionale del partito, che ammette due errori, commessi quando Forza Italia era al governo: la battaglia sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e la legge elettorale. Per il coordinatore nazionale Sandro Bondi oggi bisogna “realizzare una struttura nel partito che rifondi Forza Italia”, mentre per il collega parlamentare Paolo Guzzanti “Forza Italia deve ritornare tra la gente”.
Ho voluto citare queste brevissime affermazioni riportate sulla stampa nazionale, perchè confermano due dati riconosciuti da tutti: la mancanza di regole certe nel partito, dove è inamissibile che ognuno possa fare tutto ed il contrario di tutto e la necessità di dare vita ad un partito forte ed organizzato, con la p maiuscola, nel quale i militanti ed i dirigenti abbiano la possibilità di confrontarsi e scontrarsi se è il caso, ma nel rispetto delle regole e dei ruoli.
Un’altra preoccupazione che serpeggia tra i leader forzisti riguarda la potenziale sostituibilità di Berlusconi nel prossimo futuro, considerata l’età non più verde.
Questo argomento rischia di diventare un dramma perché a dodici anni dalla fondazione, Forza Italia a la CDL non dispongono di una classe dirigente forte ed autonoma che sappia dire no al proprio leader quando ce n’è bisogno.
Oggi, di fatto, la dirigenza di Forza Italia e della CDL, è un’enclave di “ex”, legati spesso in modo nostalgico ad un passato inesistente. Agli occhi di chi è più attento all’evoluzione politica, la classe dirigente di centro destra rischia di apparire figlia di un Dio minore.
Dentro Forza Italia si sta cercando di creare una classe di leader giovani. Occorre molta attenzione, però: via libera alla nuova linfa, ma non si può gettare alle ortiche l’esperienza consolidata in questi anni.
Non facciamo l’errore che mentre il dito indica la luna, l’imbecille guarda il dito.
La mia ricetta per rifondare Forza Italia è semplice e prevede sette punti.
1. In primis, occorrerebbe moltiplicare sia i momenti che i luoghi di discussione, sui grandi e piccoli temi.
2. Aprire le porte alle istanze della gente che vive i problemi del territorio di appartenenza.
3. Dare più peso ai nostri iscritti e militanti.
4. Garantire ai coordinamenti di partito, sia a livello comunale che provinciale e regionale, un programma ed un gruppo dirigente.
5. Un confronto politico continuo e costante tra gli eletti nelle istituzioni ed il corpo del partito.
6. Privilegiare i militanti che non hanno ricevuto la giusta considerazione rispetto a figure che nulla hanno a che vedere con la crescita e l’interesse del partito e più generale della politica. In questo modo si consolida il senso dell’appartenenza.
7. Attivare congressi veri, sedi di confronto delle idee e luoghi dove possa nascere una classe dirigente in grado di governare il partito rispetto alle sfide future.
Siano benvenute le proposte, dunque; l’importante è salvare il partito da un dibattito che spesso appare ipocrita e falso, e nel quale le responsabilità sembrerebbero non appartenere a nessuno. E’ giunto il momento di rimboccarsi le maniche e cambiare, come sono cambiati l’Italia e il mondo dall’ormai lontano 1993.
Siamo coloro nei quali milioni di italiani hanno riposto fiducia e speranza per affrontare le nuove sfide globalizzate nel Paese e nel rapporto col mondo.
Questo è il compito al quale oggi è chiamato Berlusconi e noi con lui in Forza Italia.

1 commento:

Nuno Ma ha detto...

Ottimo post! Benvenuto in Tocqueville!